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Un tempo indubbiamente questo territorio, situato fra Po e Ticino, doveva presentarsi come un insieme di paludi, e il terreno per la maggior parte, doveva essere ricoperto d'acqua. In seguito, grazie sia a fenomeni naturali, quali il cambiamento del corso del Po, sia all’opera dell’uomo che ha arginato i fiumi e bonificato il terreno, il suo aspetto è risultato completamente modificato.
La vicinanza a Pavia fa ricordare la storia di quei luoghi ai tempi della dominazione viscontea e sforzesca. I Visconti e Sforza controllavano e progettavano interventi su vaste zone. Oggi ritroviamo poche tracce di quelle foreste padane, al loro posto più facilmente troviamo campi agricoli e pioppeti sterminati.
Qualunque sia stata l’origine dell’insediamento nella nostra zona, è un dato accertato che la fascia lungo il Po è quella che presenta la maggior densità di centri abitati di tutta la Lomellina. Questo significa che la popolazione, invece di raggrupparsi in un numero limitato di luoghi dando vita a borghi di ragguardevoli dimensioni, ha preferito distribuirsi in modo più bilanciato sul territorio a sua disposizione, costruendo un gran numero di cascine e abitati con popolazione poco numerosa, staccati gli uni dagli altri.
A determinare questa scelta sono state le ragioni legate essenzialmente alle pratiche agricole e alla proprietà terriera.
Non sono molte le notizie storiche che si riferiscono al territorio di Travacò Siccomario, e le poche giunte fino a noi parlano quasi tutte di guerre e saccheggi.
Nell’assedio operato da Galeazzo Visconti, che strinse in una morsa la città di Pavia dal maggio 1356 al settembre 1359, venne posto un campo al Gravellone. Il Siccomario dovette subire le conseguenze dell’alloggiamento dei soldati con la distruzione dei suoi frutteti e delle sue case.
Per la sua vicinanza a Pavia, il Siccomario ne condivise le rovine e le distruzioni nei periodi di guerra. Nei vari assedi di Pavia il Siccomario fu teatro delle operazioni belliche: sul suo territorio si accampavano gli eserciti assediati e su di esso venivano poste le artiglierie. Un periodo particolarmente difficile, da questo punto di vista, furono i primi decenni del XVI secolo.
Dal XVI secolo Mezzano Siccomario era feudo della famiglia Beccaria, da allora e fino alla metà del Seicento essi furono i signori del luogo.
Verso la metà del XVIII secolo si verificò la rottura della millenaria appartenenza del Siccomario alla città di Pavia. La stretta unione fra la città e le terre di là del Ticino e del Gravellone, originata dalla vicinanza di queste e sentita da Pavia come necessaria difesa, si era con il tempo cementata anche in vincoli economici. Il Siccomario era, infatti, fra i più importanti produttori delle derrate alimentari necessarie alla sopravvivenza dei cittadini pavesi.
Eredità storica e convenienza avevano fatto di tutta questa zona un corpo unico che i corsi d’acqua, anziché dividere avevano reso ancora più unito, grazie ai commerci e alle continue agevoli comunicazioni fra una sponda e l’altra.
L’articolo IX del trattato di Worms del 13 settembre 1743, sancisce il patto d'alleanza fra il re di Sardegna e Maria Teresa d’Austria che prevede la cessione del Siccomario.
(tratto da Travacò Siccomario La natura tra due fiumi, Comune di Travacò Siccomario – 1998)